Umiltà, lettura, e poi scrittura. La mia personale classifica di libri di sport

Spesso l’aspirante scrittore sogna di esordire con un romanzo di ampio respiro, di quelli che catturano il lettore dalla prima all’ultima pagina. A tale scopo, sceglie un contesto, delinea alcuni personaggi verosimili, abbozza una trama credibile, cerca di attenersi alla regola delle cinque W dello stile giornalistico anglosassone, ecc.. Ma presto comprende che tutto ciò non gli basta: gli manca qualcosa; e dopo la stesura di un incipit che sembrava bene augurante, non riesce a procedere. Ciò che gli manca sono le conoscenze. Lo scrittore professionista può compiere ricerche, a volte lunghe e meticolose, trascorrere lunghi periodi in giro per il mondo allo scopo di conoscere usi e costumi esotici, frequentare ambienti poco noti per assimilarne linguaggi e comportamenti. L’aspirante scrittore invece non è in grado di fare altrettanto, non può trascurare il lavoro che gli dà da vivere o impiegare ingenti risorse a tale scopo. Così, l’impresa che vorrebbe intraprendere con tanto entusiasmo rimane a lungo un sogno nel cassetto.

Che fare allora se proprio non si può rinunciare alle proprie velleità letterarie? La soluzione, a mio avviso, sta nel considerare che il romanzo non è l’unico genere letterario praticabile. Perché, ad esempio, non scrivere memorie legate alle proprie passioni primordiali, quelle che regalano emozioni indimenticabili? I ricordi che queste suscitano possono riempire pagine e pagine di aneddoti ed episodi legati ad epoche lontane di cui spesso si sente nostalgia, o anche rimpianto. In questo caso è l’esperienza personale la fonte d’ispirazione e sarà più facile, per lo scrittore, accendere la curiosità dei lettori, soprattutto di quelli che, per la loro giovane età, ignorano eventi di storia contemporanea che ai più attempati sembrano accaduti l’altro ieri.

La passione che, ad esempio, ha ispirato il mio ultimo lavoro è quella calcistica, alimentata dall’affetto che da sempre mi lega alla S.P.A.L. di Ferrara. Ho scritto Febbre di S.P.A.L. riesumando l’epoca in cui il sodalizio estense si faceva onore ai vertici del calcio italiano. Sono lieto che abbia avuto successo tra un vasto ed eterogeneo pubblico, e non solo di calciofili. Nel libro, che si può senz’altro ascrivere al genere memorialisto-sportivo, è infatti presente Ferrara, ma anche Verona, mia città d’adozione. Vi si racconta il calcio d’un tempo, ma anche i giovani di qualche generazione fa; e poi gli anni sessanta, con la loro ottimistica serenità. E a testimonianza  dell’atmosfera vissuta, si levano le voci di grandi campioni che seppero entusiasmare le folle sia in riva all’Adige, sia all’ombra del Castello estense.

Adesso non mi resta che attendere il giudizio dei lettori, che spero diventino, col tempo, sempre più numerosi. E se qualche aspirante scrittore condividesse la mia stessa passione e volesse anche lui cimentarsi in un lavoro a tematica sportiva, consiglio una serie di letture che, a mio avviso, costituiscono preziose fonti d’ispirazione e di affinamento stilistico – credo non sia il caso  puntualizzare che la scrittura non può prescindere da una costante e intensa applicazione alla lettura.

Gli autori che qui di seguito elencherò sono tra i più noti e apprezzati nel contesto del giornalismo sportivo italiano del novecento. Essi hanno saputo parlare di calcio, o di sport in genere, mostrando competenze sociologiche o etnografiche di prim’ordine. Hanno colto nella pratica sportiva aspetti antropologici e di costume che a volte sembrano giustificare le eclatanti imprese dei più noti campioni.

In questa mia personale classifica, non posso che assegnare le prime quattro posizioni a Gianni Brera, con Storia critica del calcio italiano, Il più bel gioco del mondo, Il principe della Zolla e Coppi e il diavolo. Credo non servano giustificazioni sulla collocazione al vertice del grande Giuannfucarlo, come si intitola la sua biografia, scritta dal figlio Paolo assieme a Claudio Rinaldi. Basti dire che la sua penna ha rinnovato il linguaggio, non solo dello sport, e ha fatto dell’esperienza sportiva un fenomeno culturale e di costume. Dopo i quattro titoli di Brera collocherei Emanuela Audisio, con Il ventre di Maradona. Storie di campioni che hanno prestato il corpo allo sport, che racconta il mondo non sempre limpido dello sport, partendo dalla storia del campione argentino. In sesta posizione il poliedrico Beppe Viola, con Vite vere compresa la mia, una raccolta di pezzi, spesso intrisi di arguta vena umoristica, scritti per “Linus” dal 1977 al 1982. In settima un breve saggio di Curzio Malaparte pubblicato nel 1949 dal titolo Coppi e Bartali, che suona come una dichiarazione d’amore per la bicicletta e per due campioni messi a confronto sia per le loro doti tecniche, sia umane. In ottava posizione un maestro del giornalismo sportivo: Rino Tommasi. Nel suo Maledette classifiche. Tra boxe e tennis, vita e imprese di 100 campioni ripercorre la storia della boxe e del tennis attraverso le vite dei loro più celebri campioni. In nona posizione il suo amico Gianni Clerici, il cantore del tennis per antonomasia, il quale scrive la propria autobiografia popolandola dei mille campioni che conobbe e cantò sulle pagine rosa della Gazzetta. Infine, in decima posizione ma non certo per demerito rispetto agli altri, Luca Delli Carri con Gli indisciplinati. Vivere e morire su una Ferrari: cinque storie di giovani piloti, la storia di cinque piloti della Ferrari che, nel giro di due anni, morirono tutti al volante dei loro bolidi.

 

Ecco dunque, qui di seguito, la bibliografia completa dei dieci titoli di cui sopra.

 

  1. Gianni Brera, Storia critica del calcio italiano, Dalai Editore, 1998
  2. Gianni Brera, Il più bel gioco del mondo, a cura di M. Raffaeli, BUR, 2007
  3. Gianni Brera, Il principe della zolla, a cura di Gianni Mura, “La cultura”, Il Saggiatore, 2015
  4. Gianni Brera, Coppi e il diavolo, “I tascabili”, Dalai Editore, 2008
  5. Emanuela Audisio, Il ventre di Maradona. Storie di campioni che hanno prestato il corpo allo sport, “Strade blu. Non fiction”, Mondadori, 2006
  6. Beppe Viola, Vite vere compresa la mia, “In ottavo grande”, Quodlibet, 2015
  7. Curzio Malaparte, Coppi e Bartali, Adelphi, 2009
  8. Rino Tommasi, Maledette classifiche. Tra boxe e tennis, vita e imprese di 100 campioni, Limina, 2012
  9. Gianni Clerici, Quello del tennis. Storia della mia vita e di uomini più noti di me, Mondadori, 2015
  10. Luca Delli Carri, Gli indisciplinati. Vivere e morire su una Ferrari: cinque storie di giovani piloti, “BEAT”, BEAT, 20151.

 

Torniamo ora al nostro aspirante scrittore, al quale consiglierei – ripeto – di iniziare volando basso. Prima del romanzo affronti racconti brevi o memorie la cui fonte d’ispirazione faccia leva sul proprio vissuto e sulle passioni coltivate. Saper scrivere non è una dote innata, ma un’abilità che matura nel tempo attraverso l’esercizio e la lettura, che deve diventare una sana abitudine quotidiana. E’ bene anche conoscere le riviste letterarie di spicco e i siti web che si occupano di libri. Con le riviste si può interagire, fornendo loro contributi saggistici, recensori o narrativi che saranno utili esercizi di scrittura. Lo scrittore in erba deve essere umile. Prima viene l’esercizio, l’esperimento; poi, quando Dio vorrà, il momento della grande avventura romanzesca.

E quando questo sarà giunto, si intensifichi la lettura, scegliendo i testi che meglio rispondono al proprio progetto. Se ad esempio si è orientati sul romanzo psicologico, non si potrà prescindere dalla psicanalisi di Freud e dei suoi epigoni; come da autori che hanno proposto un particolare punto di vista sulla nostra condizione esistenziale. Penso a James Joyce e a quel flusso di coscien­za che riempie molte pagine dell’Ulisse e ci mostra la mente umana sciolta dai meccanismi del pensiero logico; oppure a Italo Svevo, che propone il suo Zeno Cosini come prototipo dell’uomo disadattato e afflitto dai mali della modernità; infine a Luigi Pirandello, che ci mostra come la nostra essenza sia uno, nessuno e centomila, secondo gli umori della società civile. E’ un viaggio nella psiche dell’individuo per trovare la spiegazione dei nostri più o meno strani comportamenti. Esso è indispensabile per raccontare una storia in cui i fatti siano per lo più in relazione alle reazioni psicologiche dei personaggi.

Lo stesso discorso vale per altri generi di romanzo. Per quello storico, una rilettura di Manzoni è d’obbligo; per quello naturalista, Zola, Maupassant, Balzac, Flaubert, i fratelli Goncourt e, tra gli italiani, Verga e Capuana, esponenti di un verismo che si nutre del  naturalismo francese; per il thriller, Agatha Christie e Conan Doyle su tutti. E si potrebbe continuare all’infinito, nominando gli autori che hanno fatto grande la letteratura russa, tedesca o quella americana del novecento. Ognuno di loro è esponente di un particolare genere di romanzo che possiamo sentire più o meno rispondente alla nostra sensibilità.

In conclusione, mi preme ribadire alcuni concetti utili per chi prova l’irrefrenabile desiderio di esprimere sé stesso attraverso la parola scritta. Posto che scrivere è un’attività difficile la cui tecnica va appresa e affinata nel tempo con paziente applicazione, essa necessita innanzitutto di una buona dose di umiltà e, in secondo luogo, di un intenso dialogo con i grandi maestri della letteratura di ogni tempo. Le letture si possono scegliere in base alle proprie particolari esigenze, ma non dovranno mancare sulla scrivania di chi ama veramente scrivere.

 

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