Domani vado alla SPAL

Osvaldo Bagnoli ed io

Osvaldo Bagnoli ed io

Per una volta, amici lettori, lasciatemi trascurare il passato a vantaggio del futuro: del futuro prossi­mo, quello ormai intrecciato al presente. Oggi voglio parlarvi del fatto che domani vado alla Spal. Sissignori! “Alla Spal” vado, non “allo stadio” o “alla partita” o a vattelappesca: fate voi; ma “alla Spal”. Qui da Verona, dove vivo da molti anni, vi annuncio che domani vado alla Spal; e intima­mente lo grido con quanta forza ho nei polmoni: domani vado alla Spal! Non vado “al Verona” o “al Chievo”, ma “alla Spal”. Vado alla Spal domani. Non “al mare”, “ai monti”, al “lago”, “al fiume”, ma “alla Spal”. L’avete capito o no che domani vado alla Spal? Cavolo! Vorrà pur dire qualcosa il fatto che solo noi ferraresi diciamo così. Noi spallini andiamo verso l’oggetto del nostro desiderio, non verso ciò che lo contiene (lo stadio) o lo rappresenta (la partita). Noi esprimiamo un sentimento nell’usare quest’espressione, un sentimento presente anche nella coscienza di chi non si interessa di calcio. Esso si può non condividere, ma se ne è comunque coscienti: come chi è patito di montagna può non condividere l’amore per il mare ma comprendere chi dice “domani vado al mare”. La Spal, dunque, a guardar bene, è un tratto distintivo della nostra ferraresità, non solo una passione condivi­sa dalla parte di cittadinanza che si diletta di calcio. Vedete il linguaggio quali impensabili verità na­sconde? Forse è per questo che la Spal ti rimane attaccata alla pelle, come una sanguisuga, anche se te ne vai da Ferrara per sempre: perché fa parte di te, del tuo DNA come i geni che ti rendono unico. E più ti delude e fa soffrire, più la ami.
Ah, non so se vi ho detto dove vado domani: vado alla Spal, a casa mia, tra i miei amici.
(Pubblicato su CHESPAL.IT il 6 ottobre 2012)

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