Il nostro sito – un benvenuto agli amici

“Hai voluto la bicicletta? Adesso pedala!”, dico a me stesso da un po’ di giorni mentre saltello come un folletto da una pagina all’altra del mio sito web nuovo di zecca. Il guaio è che non basta averlo, il sito web, bisogna anche averne cura e renderlo accogliente. Io qualche idea ce l’avrei e, proprio per questo, la fase operativa che mi si profila all’orizzonte mi mette un po’ in ansia. Però penso che il sentimento di inadeguatezza rispetto al compito da svolgere non mi è nuovo e, in passato, bene o male, l’ho sempre superato. Quindi, accetto anche questa sfida e mi metto a pedalare, cominciando col chiarire, nelle righe seguenti, i propositi che mi animano nella gestione del mio sito e del blog che in esso è contenuto.

Nel Canzoniere di Umberto Saba c’è una bella poesia che si intitola Milano. In essa il poeta dice che in Piazza del Duomo “ogni sera si accendono parole”1 e si fa “villeggiatura” godendo della compagnia degli amici. Ecco, così vorrei che diventasse il mio sito: un luogo in cui un gruppo di amici si possa sentire in villeggiatura nel godere delle parole che animano (che “si accendono”) la loro conversa­zione. Vorrei che vi si respirasse quel clima di franchezza e lealtà che affratella e appaga delle cose essenziali della vita. Vorrei che la divergenza d’opinione fosse vissuta come una risorsa e non un’occasione di scontro e reciproco discredito. Il dibattito lo vorrei vivace, ma franco, leale, garbato, alieno dalle asprezze e dagli isterismi tipici di certi talk show di bassa lega. Vorrei infine che fanta­sia e creatività potessero realizzare tutto il loro potenziale, in campo letterario come in qualsiasi altra forma artistica.

Mi torna alla memoria quell’oasi di pace in cui si rifugia l’allegra brigata del Boccaccio per sfuggire alla peste che nel 1348 sconvolse l’Europa. Perché – mi dico – non riprodurlo virtualmente un luogo simile? Tanto più che un’epidemia altrettanto devastante di quella del Decameron minaccia anche l’uomo contemporaneo. Essa si manifesta con dei sintomi che ci trasformano in animali feroci, e i batteri da cui è generata si chiamano arroganza e presunzione. E provoca tali eccessi di superbia che si diventa violenti solo per divergenze di idee e, pur di non ammettere di essere nel torto, si ricorre al dileggio e allo scherno l’avversario. Il pregiudizio è la causa principale di contagio e i contagiati si mettono a giudicare a oltranza e a stabilire chi siano i buoni e i cattivi, senza dubbi o esitazioni. Le loro capacità raziocinanti sono talmente indebolite che diventano schiavi di falsi idoli. Così è sufficiente che un capopolo dalla lingua sciolta imbottisca le loro menti di ignobili promesse perché essi intravvedano l’avvento di una nuova età dell’oro. E se l’uomo del destino non appare, lo invocano, rimpiangendo quelli che nel passato furono causa di immani catastrofi. Non si accorgono, quei miseri, di aver abdicato all’intelligenza e di essere schiavi della loro mancanza di conoscenza.

Ebbene, amici miei, prima che sia troppo tardi, fuggiamo la peste dell’ignoranza e, come l’allegra brigata del Boccaccio, ritiriamoci in un luogo incontaminato a godere della compagnia e del sapere. Anche noi potremo raccontare storie – voi sapete quanto a me piaccia raccontarle -: basterà non avere paura della parola e usarla come siamo capaci, con umiltà e rispetto. L’errore di grammatica sarà sempre dietro l’angolo, ma noi siamo amici e nulla vieta che ce lo segnaliamo con spirito di collaborazione. L’importante è che la parola esprima le nostre idee, racconti le nostre esperienze, il mondo in cui siamo vissuti o viviamo, il mondo che immaginiamo e sul quale vola la nostra fantasia. Vi invito dunque tutti a soggiornare nel mio nuovo sito quanto volete, e desidero che lo sentiate vostro. Da parte mia, cercherò di vivacizzare il blog con la proposizione di argomenti di varia natura, legati all’attualità, alla letteratura, al costume, all’arte in genere. Chiunque potrà dire la propria e dissentire, approvare, integrare, correggere, a suo piacimento, ma sempre attendendosi ai canoni dell’educazione e del reciproco rispetto.

Come dicevo, dovrà essere un’oasi, la nostra, in cui il chiasso del mondo contemporaneo non potrà trovare cittadinanza. E chissà che, in questo modo, non possiamo contribuire a renderlo meno chiassoso, questo nostro povero mondo.

1U. Saba, da “Il Canzoniere”, Milano.

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