Noi qui, nel M5S, facciamo così. Che sia giunta l’ora del rinnovamento?

Il merito più significativo che, a mio parere, va ascritto al M5S è di aver posto le basi per una stagione politica nuova, meno succube delle logiche spartitorie del potere e più attenta ai bisogni della gente. Eppure, una parte cospicua del popolo italiano – almeno da quanto emerso dal voto del 4 marzo -, mostra ancora una certa diffidenza, se non ostilità, verso il movimento di Grillo, che da sempre fatica a stabilire un feeling con i media nazionali, piuttosto pigri nel sottolinearne gli aspetti positivi e oltremodo solerti quando si tratti di metterlo in cattiva luce (a questo proposito, mi chiedo quanto sarebbe più facile oggi formare il governo se, nella scorsa legislatura, il sistema mediatico fosse stato più obiettivo). Sul fatto che, ad esempio, i pentastellati donino metà del loro stipendio a un fondo che alimenta il microcredito, o rinuncino ai vitalizi, alle auto blu e a tutti i privilegi di casta, non si ritiene di dover insistere troppo; così come non ci si sofferma sul tesoretto che ritornerebbe alle casse dello Stato se anche gli altri partiti facessero lo stesso. Sempre in ottemperanza alla prassi del silenzio, non ci si indigna che un altro partito candidi e porti in Senato un condannato per truffa ai danni dello Stato, commessa usando i rimborsi elettorali a fini personali; e ci si guarda bene dal sottolineare il rigore morale con cui i cosiddetti grillini, dipinti spesso come inetti e ignoranti, praticano la politica. Mi viene da pensare, a questo punto, che i guru mediatici nostrani sentano prossimo il tramonto di quella casta cui hanno espresso servo encomio per decenni, e siano scossi da una certa inquietudine. Così si affannano ad attribuire al M5S gli stessi vizi degli altri partiti, come la sete di potere e l’abitudine a subdoli maneggi per tornaconto personale. Ancora non sanno che la loro sarà una battaglia persa, perché il corso della storia non si ferma e aria più fresca e pura già spira tra i borghi del Bel paese.

Undici milioni di italiani, più un altro paio aggiuntisi – secondo i sondaggi – dal 4 marzo ad oggi, hanno capito che il M5S non è un partito come gli altri. Il suo leader Luigi Di Maio dialoga con chiunque, di destra o sinistra che sia, ma sui temi e non sulle poltrone. La condizione tassativa è che l’interlocutore sia incensurato, non essendo ammissibile che lo si debba essere per fare il netturbino o il bidello e non per aspirare al governo di uno Stato democratico.

Ora si fa così: Di Maio chiede ai leader degli altri partiti di esplicitare i temi che stanno loro a cuore, in modo da completare un programma di governo condiviso, da realizzarsi secondo modalità e tempi da concordare. Tutto molto semplice, chiaro e trasparente: chi non vorrà essere della partita dovrà poi spiegarlo ai propri elettori con motivazioni che non facciano perdere troppi voti; ma temo che sarà un’impresa.

Tutto ciò vuol forse dire cercare alleanze, magari con probabilità di qualche inciucio finale? A dar retta agli analisti di TV e carta stampata, sembrerebbe proprio di sì: l’alleanza Lega-Cinquestelle è data quasi per certa. Sì, perché nella testa di quegli autorevoli esperti di cosa pubblica non c’è posto che per il concetto di alleanza, intesa come scambio di cariche e poltrone che rendano tutti felici e contenti. E non scartano nemmeno l’eventualità che alla fine Di Maio risolva a tarallucci e vino il suo veto contro Berlusconi. Che importerà mai al giovane leader grillino – si chiedono – se il pregiudicato Berlusconi un giorno potrà dettare una riforma della Giustizia che lo renda meno pregiudicato? Avanti dunque anche al Caimano e salutiamo l’ennesimo inciucio che per cinque anni ci farà sentire come quel bel tipo del Marchese del Grillo!

Come si vede che non hanno capito niente del M5S! Appaiono confusi, frastornati come pugili suonati, incerti come viandanti che abbiano perduto la via maestra. Nessuno che si chieda, ad esempio, che fine abbia fatto quella squadra di governo presentata da Di Maio prima delle elezioni. Sono tutti convinti che il ragazzo abbia scherzato e che i voti che ha preso con quella mossa geniale non meritino rispetto. Non sanno ancora che l’eventuale governo Cinquestelle sarà quello, e non un altro. Sarà quello ad avere il compito di realizzare il programma che nascerà dall’eventuale discussione sui temi, sempre che gli interlocutori, sensibili solo al bene degli italiani – come affermano – si decidano a seguire il M5S sulla via di una nuova politica, quella che regalerà loro la dignità che merita chiunque si adoperi, con spirito di servizio, per l’interesse generale.

I vecchi partiti ancora non hanno capito quale occasione di rinnovamento hanno di fronte, e se non sapranno coglierla, la loro rovina sarà certa. Se il dibattito sui temi chiesto da Di Maio sarà rifiutato e si dovesse andare a nuove elezioni, chi mai si salverà? Temo che sarà l’inizio del bipolarismo Lega-M5S e la scheda elettorale per noi sarà finalmente meno complicata.

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