Prima di tutto la Costituzione

Ho letto recentemente su Estense.com che a Ferrara c’è gente intenzionata a entrare nelle aule scolastiche per appendere Crocifissi alle pareti, senza averne l’autorità e il diritto di farlo. Dirigenti scolastici e docenti, inspiegabilmente, tacciono e sembrano accettare con disciplina una  legittima disposizione superiore. Così io non mi capacito che proprio là dove si dovrebbe additare ai giovani la sacralità della Costituzione Italiana si resti indifferenti di fronte ad una così palese violazione della stessa.

Titolo d’apertura del Corriere della Sera del 28 dicembre 1947

Per questo dico la mia su questo argomento, puntualizzando su alcuni aspetti che mi paiono utili a chi argomenta con superficialità sotto l’impulso dei pregiudizi. Certe opinioni che spesso si sentono formulare qua e là palesano infatti ignoranza – cioè mancanza di conoscenza, secondo l’accezione letterale del termine -,  una lacuna che chiunque abbia un po’ di buon senso dovrebbe impegnarsi a colmare.

Bisogna innanzitutto sapere che certi atti ritenuti incostituzionali si possono fare solo se si cambia la Costituzione. Lo hanno stabilito i Padri Costituenti inserendovi l’Art. 138, col quale si fissano le norme per farlo. Sono le stesse che, ad esempio, sono in fase di attuazione per ridurre il numero dei parlamentari (gli art. 56 e 57 della Costituzione fissa in 945 il numero dei parlamentari. Si vogliono diminuire? Bene: si intraprende l’iter parlamentare prescritto dall’art. 138 e lo si può fare). Se pertanto si vuole stabilire che in ogni aula delle scuole italiane ci sia il Crocifisso, si deve cambiare la Costituzione, senza bisogno dei colpi di teatro cui ci hanno abituato gli esimi esponenti della Lega. Si dovrebbe por mano ad un certo numero di articoli, cominciando dal settimo, là dove si afferma l’indipendenza e autonomia dello Stato e della Chiesa, “ciascuno nel proprio ordine”; continuando con l’ottavo, dove si afferma la libertà di tutte le Confessioni di fronte alla legge. Ma anche gli articoli 2 e 3, dove si garantiscono prima “… i diritti inviolabili dell’uomo …” poi “ … la pari dignità sociale …”, di tutti i cittadini, affermando indirettamente la laicità dello Stato.  Gli articoli 19 e 20, infine, con l’affermare – il primo  – la libertà religiosa e – il secondo – che tale libertà non può essere causa di limitazioni legislative, lo rendono ancora più esplicito.

Gli articoli di cui sopra, pertanto, presuppongono con chiarezza il principio di laicità dello Stato, anche se esso non è formalmente espresso. E se oggi in molte aule delle scuole italiane viene esposto il Crocifisso è solo perché il Cristianesimo è la religione a cui la maggior parte delle coscienze italiane si conforma sin dai primi secoli della cristianità. E’ quindi un fatto di consuetudine, non di Legge, e le norme legislative prevalgono su quelle consuetudinarie. Ne consegue che il Crocifisso sarà obbligatorio esporlo solo quando cambierà la Legge, secondo le procedure sancite dal citato Art. 138.

Per chi ancora avesse dei dubbi e continuasse a ritenersi offeso dalla mancanza del Crocefisso a scuola, quasi la Costituzione si applicasse o meno in base allo spirar del vento, concludo dicendo che la nostra Carta Costituzionale, riconosciuta tra le più complete e nobili del mondo, si fonda sulla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo (approvata dall’assemblea delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948), a sua volta impregnata del Messaggio di Cristo, la cui rappresentazione iconografica più diffusa è proprio il Crocifisso.

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