Rousseau e il mio sofferto voto a Mario Draghi

Ho votato Sì al Governo Draghi, e ne dirò presto le ragioni. Prima mi preme replicare ai molti detrattori della regola in vigore nel M5S di interpellare la base per risolvere certi momenti controversi della propria azione politica. In queste ore se ne sentono di tutti i colori: che è una prassi ridicola, che tanto vince sempre la linea dettata dal vertice, che la democrazia diretta non ha senso negli stati moderni, che la piattaforma Rousseau è inaffidabile, che il potere legislativo appartiene al Parlamento eletto dal popolo proprio per esserne rappresentato; e altro di questo tenore su cui conviene sorvolare per non annoiarsi troppo.
Ma io mi chiedo: lor signori hanno mai dato un’occhiata alla piattaforma Rousseau? Sanno cos’è, quali funzioni svolge, cosa chiede ai suoi iscritti e cosa offre loro? Ne dubito seriamente. Perché non ho ricordi di qualche talk show che ne abbia parlato, illustrandone funzionalità o, magari, limiti e difetti. Non ne ho proprio ricordo. Forse perché la piattaforma Rousseau è troppo pericolosa, e va screditata e tenuta in ombra, altrimenti può diventare un troppo efficace strumento di partecipazione politica delle masse popolari. I poteri occulti che ci governano ne avvertono la minaccia e si difendono mettendo in campo tutto il servile apparato mediatico che lautamente ricompensano per mantenere i propri privilegi.
La piattaforma Rousseau, in verità, è una preziosa scuola di politica che forma cittadini consapevoli e responsabili, capaci di formulare giudizi critici e ponderati, o di farsi promotori di leggi perché siano discusse ed approvate dal Parlamento. La piattaforma Rousseau è l’Agorà in cui si pratica la democrazia diretta, nel contesto di una Polis che include tutto il vasto mondo globalizzato di oggi. In quel luogo si studia, si impara, si discute e si agisce con la forza delle idee e del voto, che ne rappresenta la sintesi finale. C’è chi sostiene che in questo modo si sviliscono le prerogative del Parlamento, ma è la Costituzione stessa che prevede il diretto contributo del cittadino nella funzione legislativa, quando questo ne senta la necessità. Certe obiezioni, pertanto, risultano spesso vane e pretestuose.
La piattaforma Rousseau dovrebbe invece essere frequentata anche da coloro che non si riconoscono nel M5S, perché in politica il dissenso non va demonizzato, ma visto in un’ottica costruttiva e dialettica.
Se prendiamo ad esempio la consultazione referendaria che ieri ha coinvolto gli iscritti, il dissenso ha avuto un peso rilevante, tanto che il Movimento appare come spaccato in due anime apparentemente inconciliabili. Ma se poi si pensa che questa è la forza della democrazia, il verdetto finale va accettato e fatto proprio come cardine di costruttiva dialettica politica.
Ma veniamo, infine, al mio voto. Ho votato sì, dicevo. E’ stato un voto ponderato e sofferto, ma l’ho ritenuto necessario per difendere le conquiste sin qui realizzate dal M5S; restare all’opposizione sarebbe stato come combattere contro i mulini a vento. Ho votato sì confidando nelle qualità di Mario Draghi e nella sintonia di vedute emerse nei colloqui che ha intrattenuto, in questi giorni, con Beppe Grillo. Draghi è una persona per bene dalla fedina penale pulita, un economista formatosi alla scuola del premio Nobel Modigliani e fautore della teoria economica Keinesiana. Ho speranza che, con queste credenziali, sappia anche condurre in porto riforme sociali importanti e mostrarsi politico a tutto tondo, e non solo fine economista. Il nostro mondo oggi ha bisogno soprattutto di giustizia sociale e uno Stato che si rispetti soprattutto a questo deve tendere.
Ho votato sì, infine, in considerazione della lunga e pericolosa pandemia in corso, e ho ritenuto che fosse al più presto necessario un Governo nel pieno delle sue funzioni, che potesse contrastare con efficacia questa calamità che paralizza e terrorizza il mondo intero da più di un anno.

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